Un tuffo nel passato | 080617

Guerrieri, reali, sudditi. Una guerra senza fine.

Un giovane ragazzo passeggiava per il torbido sentiero della valle dell’ombra, ma con la testa vagava tutt’altra parte. Prese a sospirare, avvolto da terribili ricordi che gli erano fissi nella mente, una giovane donna, portato via da lui dal suo stesso sangue. Non poteva credere a ciò che successe tanti anni prima, la sua mente tormentata anche se erano passati tanti anni. Riprese a sospirare.

Ubriaconi che gli passarono davanti, fece una smorfia disgustato da tale ignoranza che emanavano gli essere umani, rabbrividì appena.
Il sole tramontava già fra le profondità verdi delle colline a ovest della vallata, e le sue ombre rosse e rosate sfioravano gli angoli più remoti della campagna, quando il giovane ragazzo cominciò la sua discesa. Il ragazzo seguì con lo sguardo il percorso ormai familiare, un passo dietro l’altro, il sacco buttato sulla sua spalla. I suoi grandi occhi blu, con sfumature celesti rivelavano l’energia che bruciava dietro la sua calma apparente.

Un’ombra di gelo pervadeva l’aria della sera e il giovane ragazzo si strinse contro la gola il collo della camicia di lana. Il sole era ormai tramontato, lasciando il blu profondo dal cielo trapuntato di migliaia di amichevoli stelle.
Tendeva l’orecchio per captare qualche suono di vita, ma il suo udito perfetto non intercettava nulla, si costrinse a fischiettare e a concentrare i suoi pensieri sulla giornata di lavoro trascorsa nella campagna appena a nord della Valle, dove famiglie sparse coltivavano i campi e curavano il bestiame.

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Camminava lento, cauto, lungo il sentiero tortuoso che si era ristretto oltre la radura e ora sembrava scomparire in un muro di alberi e cespugli. Sapeva che era soltanto un’illusione, e tuttavia si sorprese a guardarsi intorno, irrequieto. Pochi minuti dopo, si ritrovò di nuovo su un sentiero più largo e poté scorgere lembi di cielo che occhieggiavano attraverso alberi massicci. Ormai era quasi in fondo alla vallata, vicino casa. Sorridendo, prese a fischiettare una vecchia canzone e accelerò il passo.

Era talmente assorto a scrutare il sentiero e la campagna oltre la foresta che non notò l’immensa ombra cupa che sembrò levarsi all’improvviso, staccandosi da una grande quercia alla sua sinistra e muovendo rapida verso il sentiero. La nera figura era quasi su di lui quando il giovane ne avvertì la presenza incombente come un immenso sasso nero che minacciasse di schiacciarlo. Con un lieve grido di sorpresa balzò di lato, lasciando cadere il sacco sferragliante, mentre con un guizzo la mano estraeva il pugnale.

E già era chino in posizione di attacco, i suoi movimenti così veloci. Il suo braccio andò in avanti andando a colpire nello stomaco l’ombra che si schiarì, scoprendo un uomo con testa rasata e piccole cicatrici sparse sul suo volto, il suo sguardo incrociò quello dell’uomo. Aveva uno sguardo pieno di dolore e sorpresa, forse nessuno lo aveva mai beccato così velocemente, del sangue uscì dalla sua bocca ed il giovane ragazzo estraeva lentamente il pugnale dal suo stomaco, lasciando colare il sangue.

Aveva il pugnale e la mano piena di sangue, guardando l’uomo cadere a terra, ormai giacente. Lasciò cadere il pugnale a terra, portandosi le mani tra i capelli sporcandoli col sangue che aveva sulla mano destra, sospirò profondamente con sollievo.

Si chinò portando la mano sul pugnale, raccogliendolo da terra, ed il suo sguardo incrociò una piccola incisione sul manico di legno massiccio; “T.R.”

firmafa -Angelo

 

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